Pittura veneta

Oggetto:Scomparti di polittico
Soggetto:Madonna con Bambino in trono tra San Benedetto e Santa Scolastica
Materia/tecnica:Tempera su tavola di pioppo, con applicazioni di pastiglia
Misure:cm 137x93,8
Datazione: quinto decennio del XV secolo
Autore:Antonio Vivarini
Luogo e periodo di attività dell'autore:Murano 1415/1420 ca., Venezia 1476/1484 ca.
Collocazione:Sala II
Descrizione:
Il trittico è ciò che resta di un polittico a sette scomparti già conservato nell'antica chiesa di Santa Maria nel casale di Aurio, presso Surbo (Lecce), dove lo descrive Cosimo De Giorgi (1882-1888): "Nel mezzo si vede la Vergine col Putto e nei due lati di essa quattro santi e due sante". Citato da Lenormant (1883) e, successivamente, ancora da De Giorgi (1897), il polittico veniva riesaminato nel 1918 da Mario Salmi, che rendeva noti alcuni dei soggetti degli scomparti oggi perduti o irrintracciabili: Sant'Antonio Abate, Santa Maria Maddalena [in realtà Santa Caterina d'Alessandria], San Giovanni Battista, cui si aggiungeva un altro santo non riconoscibile. La presenza, in due degli scomparti sopravvissuti, di immagini di santi benedettini rende possibile l'ipotesi di un'originaria collocazione del polittico nella chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo a Lecce, nel cui monastero tra il 1179-1180 e il 1494 ebbe stanza una comunità di Benedettini neri. Dopo il 1776 - anno in cui la chiesa leccese, e tutto il patrimonio di opere d'arte in essa conservato, passarono alla Santa Casa di Loreto degli Incurabili di Napoli - esso sarebbe stato trasferito nella chiesetta di Aurio, facente parte dei possedimenti del monastero dei Santi Niccolò e Cataldo, e qui collocato in controfacciata, una posizione che sembrerebbe più "di fortuna" che originaria. Il casale di Aurio (con la chiesa di Santa Maria), passò poi in proprietà, in epoca non precisabile ad annumm, della signora Giovanna Palma, vedova Leanza, di Brindisi, e nel 1918 del cavaliere Raffaele Calilli di Lecce (DE MARCO, 1991, p. 33) che, nello stesso anno, acconsentiva al suo spostamento a Roma, presso il Ministero dell'Educazione Nazionale, allo scopo di permettere una più esatta valutazione delle condizioni di conservazione che, all'epoca, risultavano notevolmente peggiorate (Poso, 1992, p. 773). Di qui ritornò, mutilo di uno degli scomparti, in collezione Calilli a Lecce nel 1924, quando fu esaminato da Fogolari (DE MARCO, 1991, p. 52; Poso, ibidem). Due anni dopo veniva venduto da Calilli al cavalier Guglielmo Bruini di Lecce per la somma di 50.000 lire. Invalidata giuridicamente tale cessione, il polittico veniva infine acquistato nel 1927 , per 35.000 lire, dallo Stato, che ne curò l'esposizione, nello stesso anno, presso il Museo Nazionale di Taranto.
Nel 1928 il polittico veniva trasferito a Bari, dove il solo trittico centrale fu restaurato da Duccio Brizzi lo stesso anno. Esso subiva modesti interventi di restauro anche in seguito, nel 1957 e nel 1964. Nel 1967 i tre scomparti vennero ceduti a titolo di deposito alla Pinacoteca Provinciale di Bari. Ignota la sorte toccata ai restanti scomparti, forse trascurati a causa delle cattive condizioni di conservazione (una rarissima foto della Santa Caterina d'Alessandria, antecedente al 1928, scattata nel Museo Nazionale di Taranto [sul retro reca la dicitura a matita "Taranto, Museo Nazionale"], dimostra però che, almeno in questo caso, lo stato di conservazione era sì precario, ma non disastroso).
Il restauro condotto tra il 1996 e il 1997 da Michele Giove e Liliana Giuranna lo ha alleggerito delle vecchie, pesanti stuccature, spesso debordanti rispetto ai margini, in corrispondenza delle estese lacune laterali, restituendogli un'ottima leggibilità.
Il trittico sopravvissuto mostra, nello scomparto centrale, la Vergine giovinetta seduta su uno stretto trono ligneo dalla spalliera concava, con indosso una veste color rosa antico e un manto blu foderato di verde, e un velo bianco sul capo, mentre, con lo sguardo pudicamente abbassato, regge sul grembo un muscoloso Bambino in piedi, con i fianchi cinti da un perizoma trasparente. Negli scomparti laterali, sono raffigurati San Benedetto e Santa Scolastica ritti su piedistalli circolari marmorei. Il restauro del 1996-1997 ha rivelato che il pastorale, realizzato a disegno e privo di inserti di pastiglia, che oggi identifica San Benedetto, è un'aggiunta posteriore, cinquecentesca, e che molto probabilmente il santo era in origine San Leonardo. In occasione del restauro la tavola con San Benedetto è stata poi restituita alle dimensioni originali attraverso l'aggiunta di una vasta integrazione in basso. Il retro di ogni scomparto è stato opportunamente parchettato.
Assegnato al XV secolo da De Giorgi, e, dopo una prima attribuzione "ad una buona scuola dell'Italia settentrionale", ad un ignoto, modesto pittore di area padovana, vicino a Marco Zoppo, dal Salmi, il polittico veniva ascritto successivamente da Fogolari ad Antonio Vivarini ed alla sua scuola (Poso, 1992, pp. 773-774). Attribuito a Bartolomeo Vivarini e datato intorno al 1460 dallo studioso Castelfranco, che giudicava deboli e insignificanti le figurette laterali, esso veniva citato da Berenson come opera dubbia di Bartolomeo. Nel 1962 il Pallucchini accoglieva tale attribuzione, datandolo intorno al 1458, mentre due anni dopo D'Elia lo giudicava frutto di collaborazione tra Bartolomeo Vivarini e Giorgio Schiavone.
Nel 1997 e, ancora, nel 1998, nel sottolineare la finissima qualità dell'opera, esaltata dal recente restauro, chi scrive l'ha restituita al capostipite della bottega, Antonio Vivarini, in un momento ancora vicino a Jacopo Bellini e antecedente il suo soggiorno a Padova (dove è documentato dal 1447 al 1450). Puntuali confronti possono infatti essere istituiti con opere del quinto decennio del Quattrocento, come il trittico della Scuola Grande della Carità (oggi alle Gallerie dell'Accademia), del 1446, che nello scomparto centrale reca una Madonna giovinetta, quasi masoliniana, similissima - nella sagoma del volto rotondo e lievemente sfuggente, con un accenno di doppio mento, e nell'atteggiamento malinconicamente riflessivo - a quella del trittico ora a Bari. La figura di Santa Scolastica, nella sua caratterizzazione fisiognomica e nella sua esilità ancora tardogotica, è sorella di Sant'Orsola e le compagne nella tavola centrale del trittico dipinto da Antonio dopo il 1443 per la chiesa di Sant'Angelo a Brescia. Altri elementi, come le citazioni dall'antichità classica nei piedistalli circolari marmorei, che rientrano nel gusto antiquariale manifestato dal più anziano dei Vivarini nella Santa Caterina che atterra l'idolo della National Gallery di Washington e nelle tavolette dei Martirii del Museo Civico di Bassano del Grappa e dell'Accademia Carrara di Bergamo, in consonanza con l'opera grafica di Jacopo Bellini in quegli anni, ci indirizzano verso Antonio Vivarini e verso una datazione attestata negli anni Quaranta. Ancora più stretti i rapporti con i tre polittici di San Tarasio nella chiesa di San Zaccaria a Venezia (1443-1444), dove compaiono identiche pedane circolari e troni con dossali tanto stretti da contenere a stento le figure, del tutto simili a quello su cui è seduta la Vergine nel trittico barese.
Infine, è da tener presente che l'impegno richiesto da un polittico che contava sette scomparti, con le complicate partiture lignee di raccordo e di decorazione, sembrano escludere una commissione rivolta al giovanissimo Bartolomeo, e ci orientano piuttosto verso Antonio, che a quell'epoca usufruiva della collaborazione - per la decorazione delle cornici intagliate e per la stesura della foglia d'oro - di Giovanni d'Alemagna, morto nel 1450.
Schedatore:Clara Gelao
Bibliografia:
Bibliografia Generale:Apri (PDF)
Catalogo generale:1600034650