Pittura veneta

Oggetto:Dipinto
Soggetto:Madonna con Bambino in trono tra Sant'Enrico d'Upsala e Sant'Antonio da Padova
Materia/tecnica:Olio su tela centinata
Misure:cm 19x114
Datazione: 1550-1555 ca.
Autore:Paris Bordon
Luogo e periodo di attività dell'autore:Treviso 1500 - 1571
Collocazione:Sala VII
Descrizione:
Firmato sulla base della colonna: O. BORDONVS IN VENETIIS

Il dipinto, già nella cattedrale di Bari, fu ceduto in deposito, nel 1929, alla Pinacoteca Provinciale - all'epoca istituita da appena un anno - da monsi­gnor Augusto Curi, arcivescovo di Bari, e successivamente, con atto del 12 marzo 1930, donato alla stessa Pinacoteca dal cavaliere Carlo Tanzi di Ble­vio, coerede della famiglia Tanzi, che godeva del patronato della cappella dei Santi Antonio ed Enrico in cattedrale.
Lo stemma della famiglia Tanzi, che compare in alto sulla tenda, è con tutta probabilità un'aggiunta settecentesca, in quanto una conclusione capitolare del 28 ottobre 1754 stabilisce che "il quadro di S. Antonio, e S. Enrico è della famiglia de li Sig.ri Tanzi, nel quale possa esso Sig.r don Giuseppe Tanzi dipingere, ò intagliarvi nella Cornice l'Impresa, ed Armi della sua famiglia" (Bari, Archivio Capitolare, "Conclusioni capitolari", vol. 25, f. 433).
Il dipinto è stato restaurato da Vito Mameli nel 1929. A quest'epoca risale anche la cornice a fogliami in legno intagliato e dorato.
La tela mostra al centro la Vergine, seduta sui gradini di un trono marmo­reo, mentre regge un minuscolo Bambino che si protende a sfogliare le pagi­ne di un libro portogli da Sant'Enrico, in piedi a sinistra, raffigurato in abiti vescovili. In posizione simmetrica, a destra, è Sant'Antonio, cui si rivolge lo sguardo pensoso della Vergine giovinetta.
Il pavimento è a grossi rombi alternati di marmo di Carrara e di breccia di Verona. Lo sfondo è costituito da un morbido paesaggio collinare illumina­to da una luce dorata, su cui si addensano nuvoloni, presaghi di tempesta. Il Frizzoni, che tra i primi si occupò del dipinto, lo considerò opera giova­nile del Bordon, databile intorno al 1520. Per il Gervasio, invece, esso appartiene alla maturità dell'artista. D'Elia ne fissava la datazione tra il 1523 e il 1525, notando una forte componente bresciana nel Sant'Antonio. Nel 1967 Gambacorta rendeva noto - senza pubblicarlo e senza fornirne gli estremi topici - un documento del 1536, nel quale, a suo dire, si parlava della fondazione della cappella dei Santi Enrico ed Antonio nonche della commissione della pala a Paris Bordon, immediatamente successiva.
Questa opinione, accolta anche dalla Calò, veniva messa in dubbio succes­sivamente dalla Belli D'Elia che, sulla base dell'esame stilistico, datava il dipinto tra il 1540 e il 1545 , notandovi riferimenti alle opere eseguite in que­sti anni, quando l'artista, dopo il soggiorno a Milano, realizzò composizioni di piccolo formato - per lo più Sacre conversazioni, Riposi durante la fuga in Egitto, Sacre famiglie - che gli valsero un'ampia notorietà presso la clientela privata. La posticipazione della datazione agli anni Quaranta proposta dalla Belli D'Elia veniva in seguito fatta propria anche dalla Canova Mariani (in cat. Treviso 1984) che però, successivamente, la abbandonava a favore di una datazione più avanzata, intorno al 1553-1555 (CANOVA MARIANI, 1987, pp. 154-155). Il ritrovamento, presso l'archivio Tanzi del Museo Storico di Bari, del documento citato dal Gambacorta, permette di chiarire meglio i termini della questione. Nell'atto, datato 24 marzo 1536, Gabriele e Galeaz­zo Tanzi, eredi del patrizio Enrico Tanzi (I 1534), console dei milanesi a Bari, eseguendo una volontà testamentaria dell'avo acquistano una "Cappella già costrutta, e fatta dentro detta Chiesa Arcivescovile, chiamata del Corpo di Christo, ò sia del Redentore, sistente nel frontespizio dell'antico Fonte bat­tesimale vicino la cappella di S. Paulo sopra il cortile del Palazzo Arcivesco­vile", ridedicandola ai Santi Enrico ed Antonio. Nessuna menzione, nel documento, né della pala né della volontà di farla eseguire in tempi brevi, come riferito invece dal Gambacorta.
Una volta abbandonata, perché non vincolante, ma semplice terminus post quem, la data 1536, credo che si possa andare assai oltre, sino a spingerci alla prima metà degli anni Cinquanta. Non soltanto, infatti, le pose manieristi­camente forzate dei personaggi (che non potrebbero essere prima del sog­giorno veneziano di Francesco Salviati, Giuseppe Porta, Giorgio Vasari), la prospettiva dall'alto, gli incarnati arrossati in corrispondenza delle giunture, ci riportano a quegli anni, ma anche alcuni specifici confronti con opere di questo periodo. Si vedano, ad esempio, la Madonna con Bambino in trono, San Giovannino, San Giuseppe, San Liberale, San Pietro, San Marco della parrocchiale di San Giovanni Battista a Biancade (Treviso), in cui ritrovia­mo una Vergine seduta, in identica posizione avvitata, su un trono a gradini marmorei dalla decorazione similissima, un Bambino altrettanto vivace e riccioluto, oltre che uno stesso sentimentale dialogo di sguardi (pala che la CANOVA MARIANI, 1987, p. 151, riferisce al 1550-1551), o lo Sposalizio di Santa Caterina delle Gallerie dell'Accademia di Venezia (già a Taibon Agor­dino), di questi stessi anni (CANOVA MARIANI, 1987, p. 152, fig. 34) o, anco­ra, la Madonna in trono tra San Giovannino e San Cirolamo del Museo Civi­co di Treviso, generalmente datata intorno alla metà del secolo (ibidem, p. 100). Il tipo fisionomico della Vergine è poi del tutto simile a quello che compare nella bellissima Sacra famiglia in collezione privata a Bonn che la stessa Canova Mariani dice richiamare la pala milanese di Santa Maria pres­so San Celso del 1548-51, ma che viene però da lei inspiegabilmente datata intorno al 1545-1550 (in cat. Treviso 1984, p. 88).
Come hanno dimostrato, inoltre, le ricerche più recenti, il soggiorno mila­nese del Bordon va collocato molto più tardi di quanto non si sia sinora pen­sato, fra il dicembre 1548 e al massimo la fine del 1552 (CANOVA MARIANI, in cat. Treviso 1984, p. 46); ed è proprio a Milano che l'artista deve essere venuto in contatto con i Tanzi, committenti del dipinto.
Del quale va sottolineata la splendida, marezzata cromia, in cui prevalgono i rosa, i malva, i rossi accostati a tonalità bige e cinerine, animata da virtuo­sistiche brividature luminose, e il paesaggio di fondo - di cui par quasi di indovinare l'ora - di gusto ancora pienamente giorgionesco, carico di quel­la particolare luminosità che si crea prima dello scoppiare di una tempesta. I personaggi partecipano pienamente di queste coordinate spazio-tempora­li, legati come sono da una straordinaria circolarità di sentimenti e di emo­zioni, che si esprime nel rapporto dei gesti e degli sguardi e nell'atmosfera pregna di sottile malinconia.
Capolavoro della piena maturità del Bordon, il dipinto riassume ed elabo­ra le componenti giorgionesche e tizianesche proprie della cultura del pit­tore, attraverso l'eccezionale finezza coloristica e la forte e insieme intima carica poetica.

Schedatore:Clara Gelao
Bibliografia:GARRUBA, 1844, p. 566;
PETRONI, 1857-58, II, p. 394, III, p. 293;
BERENSON, 1897, p. 87;
BAILO-BISCARO, 1900, p. 111, nota 4;
MOLMENTI, 1900, p. 314;
COLAVECCHIO, 1910, p. 86;
FRIZZONI, 1914, p. 30, fig. p. 31;
SALMI, 1920, p. 213;
VENTURI, 1928, p. 1031;
GERVASIO, 1930, p. XVII, pp. 114-118, fig. 38 p. 115 (pp. 111-115, fig. 37 p. 113);
HERMANIN, 1930, p. 79;
BERENSON, 1932, p. 429;
MOLAJOLl, 1934;
BERENSON, 1936, p. 369;
GERVASIO, 1936, pp. 23-29; fig. 6 p. 25;
BERENSON, 1957, I, p. 45;
BERENSON, 1958, I, p. 47;
CANOVA, 1964, pp. 22, 73, figg. 43-44; D ELlA, in cal. Bari 1964, pp. 89-90, n. 92, fig. 97; PALLUCCHINI, 1964, p. 216;
GAMBACORTA, 1967, p. 3;
BELLI D ELlA, 1969, pp. 34-35;
CALÒ, 1969, p. 74;
BELLI D ELlA, 1972, pp. 10-11, fig. 28;
BELLI D ELlA, 1972, pp. 304-306;
Musei, 1980, p. 117;
CANOVA MARIANI, in cat. Treviso 1984, p. 45 e p. 72;
GELAO, in Segni (I), 1984, p. 16 e p. 89;
PASCULLI FERRARA, 1984, p. 21;
CANOVA MARIANI, 1987, pp. 154-155;
LEONE DE CASTRIS, 1988, p. 506;
BARRACANE-CIOFFARI, 1989, p. 40, fig. 27 p. 42;
SGARBI, 1991, p. 131;
GELAO, in La Pilnacoteca, 1998, pp. 111-113;
GELAO, in cat. Roma 2000, pp. 64-65;
GUIDONI,2004.
Bibliografia Generale:Apri (PDF)
Catalogo generale:1600035565