Collezioni

Arti applicate

artiapplicate

La sezione di arti applicate è molto varia ed in continua crescita: costituita da abiti, maioliche, oggetti in cartapesta, arredamento d'epoca, scultura, strumenti musicali e numerose altre categorie di oggetti.

Importante la rappresentanza di ceramiche, per lo più di produzione pugliese del Sei e Settecento, pervenute in Pinacoteca attraverso la donazione De Gemmis (1957). Un anno dopo veniva invece donato il grande presepe cosiddetto Caleno (dal nome del proprietario originario), consistente in circa 500 figure e suppellettili che, pur difforme per cronologia, materiali e qualità stilistica, vanta comunque esemplari di grande o grandissimo pregio risalenti ai secoli XVIII-XX.

Scuole diverse

In questa sezione sono raccolti dipinti appartenenti a scuole eterogenee che compongono un insieme di notevole interesse.

Il richiamo alla tradizione iconica bizantina si propone per un gruppo di tavole cinquecentesche opera di pittori greci trapiantati in Puglia, fedeli alla tradizione orientale ma con aperture formali e iconografiche alle novità offerte dalla pittura rinascimentale occidentale.

I termini di riferimento principali per questi singolari iconografi sono da un lato l’isola di Creta, ultimo baluardo della cristianità di fronte all’avanzata turca, dall’altro Venezia che esercitava un incontrastato predominio in campo economico sulla sponde adriatiche.

In Puglia, Otranto e Barletta sono i centri principali in cui operano le botteghe degli artisti greci i quali adottavano, a seconda delle richieste dei committenti, la maniera greca e quella latina.

La pittura dell'Ottocento e della prima metà del Novecento

La raccolta di dipinti e di sculture meridionali dell’Ottocento e del primo Novecento posseduta dalla Pinacoteca è  numericamente la più consistente ed è il frutto di numerose piccole e grandi donazioni, integrate nel corso del tempo da numerosi acquisti da parte dell’Amministrazione.

Delle donazioni più significative, ricordiamo quella dello scultore molfettese Filippo Cifariello, nel 1934, che dopo il successo della sua mostra retrospettiva alla Fiera del Levante di Bari, cede alla pinacoteca quarantatre modelli originali in gesso di ritratti e monumenti commemorativi. Il lascito è anche corredato da un ricco epistolario, riviste d’epoca, cataloghi di mostre e fotografie, costituenti l’”Archivio Cifariello”.

Subito dopo, nel 1935, in seguito alla morte del pittore Damaso Bianchi, sua moglie Dettina Bianchi Tangari dona alla Pinacoteca Provinciale di Bari una settantina di opere del marito, oli e disegni, appartenenti tutte alla sua produzione novecentesca raffiguranti prevalentemente angoli storici e pittoreschi di Bari Vecchia, nonché suggestivi paesaggi della Selva di Fasano e della Valle d’Itria.

Nel 1936 le raccolte della Pinacoteca vengono arricchite dalla donazione di Riccardo Ferrara, avvocato tranese, amico e sostenitore di artisti e pittore egli stesso. La raccolta, completata dal figlio, è composta da centosette pezzi; si tratta di opere di pittori meridionali tra i quali De Nittis, Netti, Altamura, Piccinni, Irolli, Armenise, che si vanno ad aggiungere ad altre opere dei medesimi artisti acquistate dalla pinacoteca.

Non meno significativa, tra le donazioni storiche, quella del 1940 da parte del pittore Enrico Castellaneta, consistente in un gruppo dei suoi dipinti più importanti dei periodi caprese e pugliese.

La Pittura Napoletana

Il primo esemplare di pittura napoletana posseduto dalla Pinacoteca risale al Cinquecento: la Trinità di Marco Pino.

Del Seicento, nell’ambito della pittura post-caravaggesca, sono presenti San Pietro liberato dall’Angelo dell’olandese Matthias Stom, l’Annuncio ai pastori del Maestro degli Annunci (quasi certamente identificato con Juan Do), San Gaetano che adora Cristo risorto di Paolo Finoglio, la tavoletta raffigurante Sant’Apollonia di Massimo Stanzione, Santa Caterina d’Alessandria su cui compare il monogramma di Andrea Vaccaro, l’Incontro di Rachele e Giacobbe di Pacecco De Rosa. Il nucleo di dipinti di Luca Giordano si colloca nella seconda metà del Seicento: di grande valore artistico sono la pala, tipicamente “barocca”, che rappresenta San Pietro d’Alcantara mentre contempla San Giovanni da Capestrano con angeli e cherubini e la Deposizione nel Sepolcro.

A cavallo fra Sei e Settecento si collocano la Natura Morta di Nicola Malinconico, tele a soggetto religioso di Andrea Miglionico, l’Orazione nell’orto e il Battesimo di Cristo di Paolo De Matteis (tutti artisti seguaci di Giordano). L’Addolorata con angelo è firmata dal grande Francesco Solimena.

Del Settecento, nel solco del solimenismo, annoveriamo il San Pietro Martire di Leonardo Antonio Olivieri, l’Addolorata di Lorenzo De Caro, il San Vincenzo de’ Paoli in gloria di Francesco de Mura (bozzetto parziale della grande pala di Santa Maria dei Vergini a Napoli). Al de Mura appartengono anche l’Annunciazione e la Visitazione, che però si distaccano dal gusto solimenesco per interpretare quello rococo. La raccolta dei dipinti settecenteschi annovera inoltre il Bimbo malato, lo Svenimento, il Ritratto di nobildonna di Giuseppe Bonito, la Madonna con Bambino tra Sant’Andrea apostolo e San Giovanni evangelista (bozzetto di tela) di Domenico Mondo, l’Allegoria della pace di Fedele Fischetti (esempio di adesione al neoclassicismo europeo).

Pittura Pugliese

La sezione relativa alla pittura pugliese è piuttosto vasta e copre un arco cronologico che va dalla fine del XII al XVIII secolo.

Tra le testimonianze più rare e preziose, le tavole dipinte a tempera che per tradizione sono definite icone, dal greco “eikon” che significa immagine. È noto come nel mondo bizantino le immagini di Cristo, della Vergine e dei Santi non fossero intese come opere prodotte dalla fantasia e dall’esperienza di singoli pittori, ma fossero concepite essenzialmente come oggetti di culto, riflessi dei prototipi ultraterreni e come tali offerti alla venerazione dei fedeli che per loro tramite si rivolgono a Cristo, alla Vergine e ai Santi.

Per le tavole pugliesi presenti in Pinacoteca la datazione oscilla tra il XIII e il XIV secolo e la loro origine è da rapportarsi sia agli intensi scambi con l’Oriente latino occupato dai crociati sia a più remoti e tradizionali legami con l’impero bizantino dal quale sin dall’XI – XII secolo potevano essere giunte icone destinate alle cappelle dei villaggi, “koria”, casali, a monasteri benedettini o alle stesse chiese latine della città.

Di grande interesse i vasti lacerti di affreschi provenienti dalla cripta di San Nicola di Faggiano, databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, testimonianza dell’esistenza di una vasta koinè culturale che caratterizzava i paesi affacciati sul Mediterraneo orientale.

Assai più tarda e impropriamente chiamata icona è la tavola con Storie di Cristo e della Vergine firmata da Giovanni Maria Scupula, un prolifico pittore otrantino la cui produzione è databile, sulla base di vari indizi, tra il 1515 e il 1521.

Fanno parte della sezione altre opere che abbracciano i secoli XVI e XVII provenienti da chiese benedettine come quella di Santa Scolastica a Bari e di San Benedetto a Conversano, attribuiti rispettivamente ad Andrea Bordone e ad un pittore pugliese di educazione finogliesca.

Dalla chiesa di San Domenico di Bari proviene una tela di Nicola Gliri, un pittore-chierico formatosi nella bottega di Carlo Rosa a Bitonto.

La sezione termina con sei tele di soggetto biblico del pittore-sacerdote Oronzo Tiso (1726-1800) che si formò a Napoli sul tardo Solimena e sul De Mura. E col Tiso, la cui vita si protrasse fino alla svolta del XIX secolo, si può dire che si esaudisca del tutto la stagione barocca. Dopo di lui, salvo stanchi ritardati epigoni, avrà inizio in Puglia la pittura moderna.

Pittura Veneta

 

Una delle raccolte storicamente e artisticamente più importanti della Pinacoteca è quella dei dipinti veneti dei secoli XV e XVI provenienti tutte da chiese e conventi di Terra di Bari.

La presenza di tali opere in ambito pugliese non deve stupire in quanto essa non è che il riflesso degli intensi rapporti economici e commerciali che legarono Venezia alla Puglia sin dal Medioevo.

Sull’onda di tali scambi, non è difficile immaginare che potessero arrivare numerosi dipinti che costituivano, per i committenti pugliesi, una sorta di status symbol.

Grande diffusione ebbero su entrambe le coste dell’Adriatico, e non solo su queste, i polittici di Antonio e Bartolomeo Vivarini, due prolifici artisti che nella seconda metà del Quattrocento tennero bottega a Murano, cui più tardi si aggregherà il figlio di Antonio, Alvise.

Mentre i Vivarini inviano in Puglia una gran messe di opere, [altre ne troviamo a Polignano, a Rutigliano, a Lecce, un’altra, ora a Venezia, era a Conversano,] Giovanni Bellini ne invia una sola per la cappella Indelli nella chiesa di San Domenico a Monopoli; si tratta di un monumentale San Pietro martire ritto contro un parapetto in breccia di Verona, la testa e il petto trafitti dai pugnali con i quali fu martirizzato.

Dalla cattedrale di Bari provengono tre dipinti anch’essi giunti in Puglia dal Veneto. Di altissima qualità quello raffigurante la Madonna col Bambino tra Sant’Enrico e Sant’Antonio firmato da Paris Borbon (1500-1570), il raffinato pittore trevigiano la cui cultura, attenta tanto a Giorgione quanto a Tiziano, costituisce uno dei più alti raggiungimenti della pittura veneta del Cinquecento.

Se la presenza in Puglia di un pittore raffinato e schivo come Bordon è certamente frutto di una conoscenza diretta da parte del committente, diverso è il caso di Paolo Veronese (1528-1588) e di Tintoretto (1518-1594), la cui notorietà varca i confini della repubblica veneta. [Del Veronese resta in Pinacoteca un dipinto assai danneggiato raffigurante la Madonna col Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Orsola mentre di Jacopo Tintoretto è la grande tela con Cristo che appare a San Rocco tra gli Appestati.]

Con la fine del XVI secolo le importazioni da Venezia si fanno sempre più rare, causa il passaggio della Puglia nel 1503 al viceregno napoletano e lo spostarsi del baricentro economico nel Mediterraneo occidentale. Questa circostanza si riflette in un certo modo nell’assenza nella collezione veneta della Pinacoteca di opere di epoca posteriore. La presenza di un dipinto di Palma il Giovane, pittore che inviò in Puglia un certo numero di opere, non è indicativa dato che la sua provenienza non è pugliese.

Più tardi troviamo solo la bellissima Natività del veneziano Andrea Celesti (1637-1712) pervenuta, chissà come, nel vecchio Museo Provinciale e di qui in Pinacoteca.

La collezione Grieco

collezione Grieco

Della massima importanza è stata, per la Pinacoteca, l’acquisizione nel 1986 della cosiddetta collezione Grieco, dal nome del donatore, l’ingegnere Luigi Grieco di origine lucana, composta da 50 notevolissimi dipinti che comprendono, per così dire, tutti i macchiaioli toscani (ad eccezione del Cecioni), alcuni artisti veneti e napoletani dell’Ottocento e un’ottima scelta di grandi artisti del primo Novecento (Pellizza da Volpedo, De Pisis, Morandi, Viani, Casorati, Spadini, Campigli, ecc.).

La collezione del Banco di Napoli

In seguito a una convenzione del 1996, il Banco di Napoli ha concesso alla Pinacoteca, a titolo di deposito temporaneo a lungo termine, numerosi dipinti (opere napoletane o di presumibile provenienza napoletana, comprese fra i secc. XVI-XIX), allestiti in una sala dedicata all’interno del percorso espositivo permanente.

Fondo degli acquerelli e dei disegni

Il Fondo è costituito da circa trecento opere tra acquerelli e disegni di artisti vissuti tra XIX e XX secolo.

Scultura

Gli oggetti più antichi raccolti nella sede della Pinacoteca non sono dipinti ma sculture e frammenti di sculture provenienti da edifici romanici della regione, ottenuti per lo più in deposito dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici Artistici e Storici della Puglia che, a sua volta, gli ha raccolti in vari cantieri di restauro sul territorio. L’importanza di questa sezione non sta tanto nel numero ma nella qualità e nella rarità dei reperti che permettono di ripercorrere la storia della scultura pugliese dall’XI al XIV secolo con un unico esempio più tardo rappresentato da un grande presepe in pietra dei primi del XVI secolo.

È possibile pertanto seguire il passaggio da esempi di scultura precocemente romanica legati al nome di Acceptus, artista attivo a Canosa, Monte Sant’Angelo, Siponto e Bari, caratterizzati dall’adozione di soggetti fantastici di ascendenza orientale come grifi, leoni alati, sfingi vincolati e  costretti in forme geometriche elementari (il rettangolo di un pluteo, il trapezio rovesciato di un capitello a stampella), all’espressionismo ante litteram del Maestro della cattedra dell’Abate d’Elia attivo nella seconda metà del XII secolo sino ad alcuni esempi di ritrattistica d’epoca federiciana uno dei quali, il cosiddetto frammento Molajoli, pieno del pathos assorbito dalla scultura gotica franco-tedesca il cui influsso perdura sino in età angioina come riscontrabile nelle mensole figurate che ornano il rosone della cattedrale di Bari.

Il già citato gruppo scultoreo raffigurante la Natività, opera di Paolo da Cassano, artista documentato tra il 1504 e il 1545, è quanto rimane di un monumentale presepe conservato in origine, forse, nella distrutta chiesa di San Pietro delle fosse a Bari.

Arte contemporanea

Di grande pregio, ma non esposta, la sezione di arte contemporanea che vanta opere di Pino Pascali, Piero Dorazio, Marino di Teana, Emilio Isgrò, Ugo Attardi, Corrado Cagli, Adriana Pincherle, Titina Maselli, Giosetta Fioroni, Carlo Mattioli, Umberto Mastroianni, ed altri

 

Fondo Spina

Il fondo Spina è costituito da oltre duemila cartoline di corrispondenti della famiglia Spina in gran parte risalenti alla prima metà del Novecento. Tutto il materiale è consultabile in sede a richiesta e su appuntamento.

Fondo Simone

Il fondo fotografico del Cav. Vincenzo Simone (Gravina di Puglia 1892 – Bari 1968), acquistato negli anni Ottanta, consta di 14.000 lastre in vetro per la stampa di cartoline raffiguranti località meridionali.

VIENI A TROVARCI

La Pinacoteca “Corrado Giaquinto” è collocata al 4° piano dello storico Palazzo della Provincia di Bari. Vi si accede dall’ingresso principale, sul Lungomare Nazario Sauro, oppure dall’ingresso laterale su via Spalato.

Via Spalato n.19 - Lungomare Nazario Sauro n. 27 - 70121 Bari

080 54 12 420-22-23-24-26-27

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