In giro in Puglia per i musei degli artisti

In giro in Puglia per i musei degli artisti

Un chiarimento: nel parlare di musei degli artisti ci riferiamo a quelle realtà che si contraddistinguono per la presenza, nelle loro collezioni, di un corpus di opere appartenente a un medesimo artista, generalmente nativo del luogo. Musei che si contraddistinguono essenzialmente per il loro carattere monografico, e per essere istituzioni finalizzate a saldare il legame tra un artista, più o meno importante, e la propria comunità d’origine.
Senz’altro il più noto e importante è quello dedicato a Giuseppe De Nittis, allestito nel cinquecentesco Palazzo della Marra a Barletta.

Frutto della donazione che fece Leontine Gruvelle, vedova del pittore alla Città di Barletta, consistente in 146 dipinti, 65 disegni, una biblioteca e un epistolario; ma sono numerose le realtà museali di questo tipo nella nostra regione, anche se poco conosciute perché legate a figure artistiche di minore popolarità, tra l’altro in molti casi costituite da sezioni monografiche all’interno di un più articolato complesso civico museale.Galleria notte ceglie messapica
Esaminiamo in panoramica sintesi la situazione odierna dei musei d’artisti sparsi nel territorio pugliese, negli ultimi anni pregna di novità e trasformazioni.
Partendo dal Salento, la più antica istituzione del genere è la Pinacoteca “Enrico Giannelli” di Parabita. Costituita nel 1924, grazie al lascito del pittore Enrico Giannelli (1854-1945), di opere proprie, poco più di un terzo, e di artisti suoi contemporanei e amici dell’ambiente napoletano, un centinaio tra dipinti, sculture e disegni: Caprile, Irolli, Costa, gli scultori De Matteis, D’Orsi, Gemito. Essa rappresenta una piccola ma preziosa testimonianza, lontana dal gusto ufficiale dell’epoca, della pittura napoletana a cavallo tra Otto e Novecento, di carattere intimistico e privato. Allestita in un appartamento di Palazzo Ferrari, la Pinacoteca è stata da poco riaperta al pubblico dopo un lungo intervento di ristrutturazione, grazie all’opera di un gruppo di volenterosi appassionati, e ultimamente ravvivata dall’integrazione alla collezione storica di una raccolta di opere contemporanee, tra cui due dipinti di Luigi Scorrano ed Ennio Marzano.
A San Cesario di Lecce esisteva, fino a pochi anni fa, un singolare esempio di museo d’artista, il cosiddetto “Santuario della Pazienza” di Ezechiele Leandro (1905-1981). Creato nel 1975 a casa propria dallo stesso artista, dopo la morte di questi nel 1981 era sopravvissuto come museo privato ad opera degli eredi, senza sovvenzioni pubbliche. Dopo circa un decennio di trattative col Comune di San Cesario per la creazione di un museo civico, non riuscendo a vendere all’Ente la collezione dell’artista, la famiglia decise la dismissione della struttura e la spartizione del patrimonio. Sappiamo bene che Ezechiele Leandro non è mica Picasso, ma la scomparsa di un museo non è mai una buona notizia.
Ci sono tuttavia anche delle nuove realtà che si affacciano nel panorama museale pugliese. È infatti da segnalare la recente istituzione, nell’estate 2003, di un museo di scultura contemporanea presso il santuario di Santa Maria de Finibus Terrae al Capo di Leuca: il “Museum Vito Mele”, intitolato allo scultore e collezionista (vivente, nato nel 1942) autore della donazione.Pinacoteca Galante Civera Margherita di Savoia
Il museo nasce da un felice incontro di intenzioni: da un canto il rettore del Santuario, don Giuseppe Stendardo, desideroso di creare un piccolo museo in alcuni spazi ristrutturati annessi alla basilica, e dall’altro lo scultore e collezionista Vito Mele, nativo della vicina Presicce, che andava alla ricerca di uno spazio museale al quale donare la propria collezione. Meno evidente in questo caso il carattere monografico del museo d’artista, improntato più – anche per esigenze di selezione delle opere da esporre negli spazi, pur sempre limitati – sulla dimensione antologica della collezione. Accanto alle opere di Mele, spiccano alcuni notevoli lavori di maestri storici e contemporanei: giusto per fare qualche nome, da Vincenzo Vela a Medardo Rosso, da Vincenzo Gemito a Gaetano Martinez, fino ai fratelli Pomodoro, Ugo Nespolo, Alik Cavaliere, Iginio Iurilli.
Una vicenda analoga ha riguardato dagli anni ottanta del secolo scorso la creazione della Pinacoteca “Salvatore Cavallo” in San Michele Salentino. Protagonista della donazione era stato Stefano Cavallo (1913-1997), artista e collezionista sammichelano, il quale nel 1984 donò al Comune della sua cittadina la sua collezione. Negli spazi della Pinacoteca, annessi alla biblioteca civica, sono esposte circa 260 opere, di cui più di una cinquantina del Cavallo, e dipinti in prevalenza di autori del secondo Novecento, tra i quali segnaliamo Tosi, Guttuso, Fazzini, Turcato.
Sempre nel brindisino, di dimensione decisamente più piccola e annessa alla biblioteca civica è la Galleria “Emilio Notte” a Ceglie Messapica, inaugurata nel 1977 e costituita da dieci dipinti del maestro (1891-1982), originario di Ceglie. Fu lo stesso Notte a donare la raccolta, nella quale spicca la monumentale Crocifissione, ospitata nella prima sala.
Altre piccole realtà, ma pur sempre significative a testimoniare il legame tra artista e comunità di origine, sono in provincia di Bari la Pinacoteca “Michele De Napoli” a Terlizzi, il Museo “Pino Pascali” a Polignano a Mare, la Gipsoteca “Giulio Cozzoli” a Molfetta, e in Capitanata la Pinacoteca “Francesco Galante Civera” a Margherita di Savoia.
La Pinacoteca di Terlizzi nasce dal lascito testamentario con cui l’artista donò nel 1892 al Comune della sua città la sua collezione d’arte, consistente in oltre mille tra dipinti e disegni, da collocarsi all’interno del palazzo in cui era vissuto, incluso nel lascito a pubblico beneficio. Il museo è aperto dal 2009.
Il museo di Polignano, nato nel 1988, raccoglie alcuni lavori, per lo più grafiche e fotografie, di Pino Pascali (1935-1968), derivanti dai lasciti del collezionista Sandro Lodolo e della famiglia dell’artista. Più che museo d’artista tuttavia, data l’esiguità del corpus di opere del protagonista dell’arte povera, esso funziona soprattutto come centro culturale. Si è di recente trasformato in fondazione sovvenzionata da Comune, Provincia e Regione, e organizza ogni anno il premio internazionale intitolato all’artista. Inoltre ospita periodicamente mostre di artisti locali contemporanei.
Allestita in una grande sala del complesso conventuale molfettese di San Domenico, ora sede civica polifunzionale, la Gipsoteca intitolata allo scultore Giulio Cozzoli (1882-1957) fu inaugurata nel 2007, in occasione del cinquantenario della sua scomparsa. Raccoglie un discreto numero di opere in gesso, studi anatomici, bozzetti, busti, statue e gruppi scultorei donati al Comune di Molfetta dalla famiglia dell’artista.
Analoghe dinamiche hanno portato alla costituzione di una Pinacoteca a Margherita di Savoia, dedicata al pittore Francesco Galante Civera (1911-1937), la cui raccolta fu donata dalla famiglia dell’artista e oggi sistemata negli spazi del cinquecentesco torrione d’avvistamento situato nel centro cittadino. La Pinacoteca raccoglie una cinquantina di opere del pittore prematuramente scomparso e un centinaio di dipinti di autori diversi, in gran parte meridionali e pugliesi tra Otto e Novecento, tra cui il concittadino Francesco Galante senior (1884-1972), maestro a Napoli del Civera.
In conclusione, due menzioni particolari.Pinacoteca Schingo a San Severo (FG)
La nascita della Pinacoteca “Luigi Schingo”, sezione all’interno del Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo, inaugurata nel 2006 e composta da una quarantina di dipinti e opere grafiche del maestro sanseverese (1891-1976). La sua creazione si deve all’iniziativa di un comitato di privati cittadini che si adoperarono al fine di istituire una raccolta pubblica della produzione di Schingo, mediante la donazione di opere in loro possesso. Dall’idea, risalente al 1998, si è arrivati alla sua costituzione nel giro di pochi anni: un esempio emblematico della volontà da parte di una comunità di celebrare e valorizzare l’artista locale.
Segnalo infine, nel Palazzo Comunale di Castellana Grotte, la presenza di un consistente patrimonio di opere del pittore e illustratore castellanese Sergio Nicolò De Bellis (1898-1946): un’ottantina di dipinti, esposti in due ampie sale del primo piano, che costituiscono un ulteriore esempio di museo d’artista in Puglia.
Soffermandoci sulla storia dei rispettivi musei, con l’eccezione di Castellana, in quasi tutti i casi si tratta di donazioni, da parte dell’artista stesso o della sua famiglia, al proprio Comune, un gesto che si deve apprezzare come atto d’amore per la propria città d’origine, ma che pure si può leggere quale intento, attraverso un processo di musealizzazione, di accrescere l’importanza dell’artista nel più ampio panorama critico e sociale, e di conseguenza, il suo valore di mercato.


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