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Pittura Pugliese

La sezione relativa alla pittura pugliese è piuttosto vasta e copre un arco cronologico che va dalla fine del XII al XVIII secolo.

Tra le testimonianze più rare e preziose, le tavole dipinte a tempera che per tradizione sono definite icone, dal greco “eikon” che significa immagine. È noto come nel mondo bizantino le immagini di Cristo, della Vergine e dei Santi non fossero intese come opere prodotte dalla fantasia e dall’esperienza di singoli pittori, ma fossero concepite essenzialmente come oggetti di culto, riflessi dei prototipi ultraterreni e come tali offerti alla venerazione dei fedeli che per loro tramite si rivolgono a Cristo, alla Vergine e ai Santi.

Per le tavole pugliesi presenti in Pinacoteca la datazione oscilla tra il XIII e il XIV secolo e la loro origine è da rapportarsi sia agli intensi scambi con l’Oriente latino occupato dai crociati sia a più remoti e tradizionali legami con l’impero bizantino dal quale sin dall’XI – XII secolo potevano essere giunte icone destinate alle cappelle dei villaggi, “koria”, casali, a monasteri benedettini o alle stesse chiese latine della città.

Di grande interesse i vasti lacerti di affreschi provenienti dalla cripta di San Nicola di Faggiano, databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, testimonianza dell’esistenza di una vasta koinè culturale che caratterizzava i paesi affacciati sul Mediterraneo orientale.

Assai più tarda e impropriamente chiamata icona è la tavola con Storie di Cristo e della Vergine firmata da Giovanni Maria Scupula, un prolifico pittore otrantino la cui produzione è databile, sulla base di vari indizi, tra il 1515 e il 1521.

Fanno parte della sezione altre opere che abbracciano i secoli XVI e XVII provenienti da chiese benedettine come quella di Santa Scolastica a Bari e di San Benedetto a Conversano, attribuiti rispettivamente ad Andrea Bordone e ad un pittore pugliese di educazione finogliesca.

Dalla chiesa di San Domenico di Bari proviene una tela di Nicola Gliri, un pittore-chierico formatosi nella bottega di Carlo Rosa a Bitonto.

La sezione termina con sei tele di soggetto biblico del pittore-sacerdote Oronzo Tiso (1726-1800) che si formò a Napoli sul tardo Solimena e sul De Mura. E col Tiso, la cui vita si protrasse fino alla svolta del XIX secolo, si può dire che si esaudisca del tutto la stagione barocca. Dopo di lui, salvo stanchi ritardati epigoni, avrà inizio in Puglia la pittura moderna.

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