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Scultura

Gli oggetti più antichi raccolti nella sede della Pinacoteca non sono dipinti ma sculture e frammenti di sculture provenienti da edifici romanici della regione, ottenuti per lo più in deposito dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici Artistici e Storici della Puglia che, a sua volta, gli ha raccolti in vari cantieri di restauro sul territorio. L’importanza di questa sezione non sta tanto nel numero ma nella qualità e nella rarità dei reperti che permettono di ripercorrere la storia della scultura pugliese dall’XI al XIV secolo con un unico esempio più tardo rappresentato da un grande presepe in pietra dei primi del XVI secolo.

È possibile pertanto seguire il passaggio da esempi di scultura precocemente romanica legati al nome di Acceptus, artista attivo a Canosa, Monte Sant’Angelo, Siponto e Bari, caratterizzati dall’adozione di soggetti fantastici di ascendenza orientale come grifi, leoni alati, sfingi vincolati e  costretti in forme geometriche elementari (il rettangolo di un pluteo, il trapezio rovesciato di un capitello a stampella), all’espressionismo ante litteram del Maestro della cattedra dell’Abate d’Elia attivo nella seconda metà del XII secolo sino ad alcuni esempi di ritrattistica d’epoca federiciana uno dei quali, il cosiddetto frammento Molajoli, pieno del pathos assorbito dalla scultura gotica franco-tedesca il cui influsso perdura sino in età angioina come riscontrabile nelle mensole figurate che ornano il rosone della cattedrale di Bari.

Il già citato gruppo scultoreo raffigurante la Natività, opera di Paolo da Cassano, artista documentato tra il 1504 e il 1545, è quanto rimane di un monumentale presepe conservato in origine, forse, nella distrutta chiesa di San Pietro delle fosse a Bari.

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